Le avanguardie del nuovo mondo primitivo

È suggerito, ma non obbligatorio, un comportamento amichevole. Chi decide di venire a baruffa con i colleghi opliti, ne paga le conseguenze militari, civili, penali – piacevoli o spiacevoli che esse siano. Ad esempio, chi uccide un altro partecipante può provare in questo atto una grandissima soddisfazione, ma poi è colpevole di omicidio. Nell’esempio, se riesce ad arrivare al traguardo prima di essere arrestato, sarà inserito in classifica.

In queste parole, estratte dal primigenio documento vergato in occasione della prima, storica, edizione dell’Hoplokyklodromìa, risuona potente l’ancestrale ideale che anima, dal profondo, la manifestazione tutta.

Idea che Sua Eccellenza il Balivo sviluppa compiutamente nell’epocale contributo audio qui sotto disponibile; idea che echeggia, in dimensione e respiro, l’esplorazione lunare, non a caso cornice delle avvincenti parole dell’Iniziatore: ne consigliamo caldamente l’ascolto integrale, e ne anticipiamo qui di seguito un estratto saliente.

«… e pure, nell’accelerazione verso il nulla, ci sono stati momenti in cui la nostra condizione non era del tutto disprezzabile, età d’oro in cui vestigia dell’antica perfezione irrobustivano l’esperienza dell’esistere: ma purtroppo la distanza che ci separa da un Abradàta, da un Macaone, da un Aiace è la stessa che separa questi Eroi dal giardino di Ediacara. Ed è comunque incolmabile.

Solo il pensiero forte può mitigare il senso di inutilità delle nostre trascurabili esistenze. E il pensiero forte forgia la rievocazione come unica possibile fonte di senso nell’esperienza del mondo moderno: lo mostrano le patetiche rievocazioni, le nostalgie di vent’anni fa, il “quand’ero ragazzo…”.

Ma queste sono nostalgie dannulla: perché aspirare a tornare indietro di qualche tempuscolo, ad un degrado appena meno accentuato di quello odierno, se si può invece portare nel pratico un salto indietro di duemila o più anni?

Alcuni Grandi Pensatori lo hanno capito da tempo: oltre trent’anni fa mio fratello Simone, a cui mi inchino, distillava questa linea di pensiero in una nuova idealità: “Le avanguardie del nuovo mondo primitivo”, un concetto che insensibilmente ha permeato di sé molte delle teorie New Age.

È stato su queste basi che ho iniziato a erigere l’ancora modesto, ma già sicuro rifugio, della fede coprofagica, una fede che precorre i tempi e che in questa epoca non si accompagna con la pratica.»